Quando è possibile chiedere il prepensionamento
Quando chiedere il prepensionamento

Quando è possibile chiedere il prepensionamento

Andare in pensione in anticipo, prima di raggiungere età anagrafica e contributiva per accedervi “naturalmente”, può essere una necessità dettata da diverse cause. Per questo motivo l’accesso alla pensione pubblica, in Italia, prevede una serie di requisiti e formule che consentono di chiedere il prepensionamento.

In questo articolo vedremo le diverse opportunità offerte, a partire dalla nuova pensione anticipata contributiva per gli aderenti ai fondi pensione a Quota 103 e all’APE sociale, passando per Opzione donna, e analizzeremo i requisiti per accedere alle diverse forme di prepensionamento.

Vedremo, infine, un’opportunità aggiuntiva per chi è iscritto a una forma di previdenza complementare quale è il Fondo Telemaco: la rendita integrativa temporanea anticipata (RITA).

Prepensionamento: quali possibilità?

Come anticipato, sono moltissimi i motivi per cui un lavoratore o una lavoratrice potrebbe avere necessità o desiderio di andare in pensione in anticipo rispetto alla naturale maturazione della pensione di anzianità

Ricordiamo che fino al 2026 permane la possibilità di andare in pensione:

  • a 67 anni di età anagrafica;
  • con un minimo di contribuzione pari a 20 anni.

Detto questo, vediamo quali sono tutte le altre opportunità di anticipare il momento del pensionamento, quali sono i requisiti necessari e l’importo dell’assegno percepibile.

1. Pensione anticipata contributiva

La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto un’importante novità sul fronte degli anticipi pensionistici, attraverso l’interazione tra previdenza pubblica e previdenza complementare.  

Nello specifico, la normativa permette di accedere alla pensione anticipata cumulando le somme maturate nella previdenza complementare con quelle della previdenza pubblica, a condizione che siano rispettati i seguenti requisiti:  

  • il lavoratore deve aver compiuto almeno 64 anni di età;  
  • deve aver versato almeno 25 anni di contributi (rispetto ai 20 normalmente richiesti), soglia che salirà a 30 anni nel 2030;  
  • deve appartenere al regime contributivo puro, ossia essere iscritto alla previdenza pubblica a partire dal 1° gennaio 1996;  
  • l’assegno pensionistico maturato deve corrispondere ad almeno 3 volte il trattamento minimo per gli uomini, 2,8 volte per le donne con un figlio e 2,6 volte per le donne con due o più figli.  

Per i lavoratori contributivi che non aderiscono alla previdenza complementare, invece, le condizioni per la pensione anticipata contributiva rimangono invariate rispetto alla Legge Fornero, richiedendo 64 anni di età e 20 anni di contributi.  

2. Quota 103

È stata confermata Quota 103, ovvero la possibilità di anticipare l’uscita del mercato del lavoro, nel caso in cui si verifichino le seguenti condizioni:

  • 62 anni di età anagrafica;
  • 41 anni di contributi.

Si tratta di due requisiti minimi che devono sussistere contemporaneamente.

3. Pensione anticipata

Parliamo della possibilità di andare in pensione con 5 mesi di anticipo rispetto all’età contributiva normalmente prevista. 

Dunque ci si può ritirare a:

  • 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi per le donne.

Senza questa possibilità, gli anni di contributi necessari per andare in pensione (indipendentemente dall’età anagrafica), sono pari a:

  • 43 anni e 3 o 4 mesi per gli uomini;
  • 42 anni e 3 o 4 mesi per le donne.

4. APE sociale

Questa opportunità di pensionamento anticipato spetta a disoccupati, caregiver (chi si occupa da almeno 6 mesi di una persona non autosufficiente), lavoratori con invalidità pari o superiore al 74% e lavoratori impiegati in mansioni gravose (ad esempio operai edili, autisti di mezzi pesanti o infermieri ospedalieri). 

I requisiti per accedervi sono i seguenti:

  • 65 anni e 5 mesi di età anagrafica;
  • 36 anni di contributi.

5. Quota 97,6

I lavoratori impiegati in attività usuranti possono accedere al pensionamento anticipato con condizioni agevolate, riconoscendo il maggiore logorio psicofisico derivante dalla loro professione. 

Per beneficiare di questa opportunità, è necessario soddisfare due requisiti fondamentali nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026:  

  • anzianità contributiva pari ad almeno 35 anni; 
  • età minima pari ad almeno 61 anni e 7 mesi per i lavoratori dipendenti, in modo da raggiungere quota 97,6 (somma tra età anagrafica e anni di contribuzione), mentre per i lavoratori autonomi sale a 62 anni e 7 mesi, per raggiungere quota 98,6.  

Queste disposizioni mirano a tutelare chi svolge attività particolarmente gravose – si pensi al lavoro in miniera o ai lavori notturni che superano i 78 giorni l’anno – garantendo loro un accesso più flessibile al pensionamento.

6. Lavoratori precoci

Si tratta di un’opportunità riservata a chi ha iniziato a lavorare in giovanissima età. Per poter fruire di condizioni del tutto analoghe a quelle offerte per l’APE sociale, questi lavoratori devono avere 12 mesi di contribuzione effettiva maturata prima del compimento dei 19 anni di età.

Rispettando tale condizione, possono accedere alla pensione con 41 anni di contribuzione. L’opzione è valida fino al 31 dicembre 2026.

7. Opzione donna

Per il 2025 è attiva Opzione Donna, la possibilità di pensionamento anticipato riservato alle lavoratrici che riconosce loro il maggior impegno di cura in ambito familiare profuso per bambini, anziani e familiari con disabilità.

Tuttavia, questa possibilità è limitata alle sole lavoratrici che si trovano in almeno una delle seguenti condizioni:

  • avere invalidità certificata pari ad almeno il 74%;
  • essere una caregiver, cioè assistere familiari con disabilità;
  • essere in stato di disoccupazione.

L’opzione consente di andare in pensione, con il calcolo interamente contributivo (dunque con una penalizzazione economica, come vedremo), 35 anni di contributi e:

  • 59 anni di età in presenza di due o più figli;
  • 60 anni di età con un figlio;
  • 61 anni di età in assenza di figli;

Ricordiamo che il calcolo contributivo, basato esclusivamente sui contributi versati nel corso dell’intera vita lavorativa, genera un assegno più basso rispetto a quello che si avrebbe con il sistema misto. In quest’ultimo caso, infatti, l’importo dell’assegno viene calcolato in parte con il metodo contributivo e in parte con quello retributivo, che determina l’assegno pensionistico sulla base dello stipendio percepito immediatamente prima del pensionamento, momento in cui il lavoratore è di fatto all’apice della propria carriera e, dunque, tendenzialmente riceve uno stipendio più elevato.

8. Isopensione

È la possibilità di avere un anticipo fino a un massimo di 4 anni, che fino al 31 dicembre 2026 salgono a 7, con costi e contributi figurativi a carico delle aziende.

Si tratta del cosiddetto esodo dei lavo­ratori anziani, introdotto dalla ri­forma Fornero, che può essere uti­lizzato solo da aziende che occupano mediamente più di 15 dipendenti, a seguito di un accordo raggiunto tra azienda, INPS e sindacati dei lavoratori.

Fondo Telemaco: come funziona la RITA?

Gli iscritti a un fondo pensione negoziale come Telemaco, oltre alle possibilità finora elencate, hanno un’opportunità in più per anticipare il ritiro dal mondo del lavoro. 

Parliamo della RITA, la rendita integrativa temporanea anticipata.

In particolare, la RITA consente di affrontare finanziariamente un periodo di inoccupazione in prossimità dell’età pensionabile.

Per accedervi occorre essere in possesso di specifici requisiti legati alla permanenza nel fondo pensione e al periodo che intercorre tra la richiesta della prestazione e il raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia. In particolare:

  • adesione al fondo pensione da almeno 5 anni, che possono essere ridotti a 3 in alcuni casi specifici previsti dallo Statuto;
  • cessazione dell’attività lavorativa;
  • raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia entro i 5 anni successivi alla richiesta;
  • maturazione del requisito contributivo complessivo nei regimi obbligatori di appartenenza di almeno 20 anni.

La RITA può essere richiesta, inoltre, se sono presenti i seguenti requisiti:

  • adesione al fondo pensione da almeno 5 anni, che possono essere ridotti a 3 in alcuni casi specifici previsti dallo Statuto;
  • inoccupazione, successiva alla cessazione dell’attività lavorativa, per un periodo di tempo superiore a 24 mesi;
  • raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia entro i 10 anni successivi.

Fondo Telemaco eroga la RITA in rate trimestrali, determinate sulla base della parte di capitale accumulato che viene richiesta e sul periodo di erogazione, che ricordiamo andare dal momento della richiesta fino al raggiungimento dell’età pensionabile.

Leggi anche il nostro approfondimento Cos’è la Rendita integrativa temporanea anticipata (RITA).

Messaggio promozionale riguardante forme pensionistiche complementari – prima dell’adesione leggere la Parte I ‘Le informazioni chiave per l’aderente’ e l’Appendice ‘Informativa sulla sostenibilità’, della Nota informativa. 

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